benvenuti nel nostro angolo di mondo!
Io sono mamma Michela e Nicole la bimba o "mimma" come diceva lei da piccolina,ma ci sono anche papà Orso,la tataElisa,il tatoGabriele,i gatti Garfield e Susy,Sara,il cane Lucky e la cricetina Chiara...tutti assieme formiamo "la banda del cucchiaio di legno"!ci definiscono un pò "pittoreschi" e lo prendiamo come un complimento,di sicuro facciamo le cose come ci dice la nostra testa e il nostro cuore in barba alle critiche!
Trovo che la televisione sia molto educativa. Ogni volta che qualcuno l'accende, vado in un'altra stanza e leggo un libro. Groucho Marx
domenica 17 gennaio 2016
UNLEARNING-film ad Altopascio!
Il 26 gennaio 2016 ad Altopascio (LU) verrà proiettato il film documentario "Unlearning" dove si racconterà di una famiglia decide di lasciare per alcuni mesi la vita di sempre per andare in giro a visitare e vivere situazioni alternative. Molto interessante e ottimi spunti di riflessioni,per tutti...Chi viene? vi lascio il link per saperne di più ;)https://www.evensi.com/unlearning-unica-proiezione-al-altopascio-lu-cinema-teatro/168250474
sabato 3 gennaio 2015
Lapbook delle tabelline
Grazie al sito "solo lapbook"https://sololapbook.wordpress.com oggi io e Mimma abbiamo creato un fantastico lapbook per le tabelline!
giovedì 1 gennaio 2015
Scuolissima.com - Guide online per imparare gratis: Giochi di tabelline per imparare giocando
Scuolissima.com - Guide online per imparare gratis: Giochi di tabelline per imparare giocando: Se c'è una materia che i bambini odiano più di tutte è la matematica perché richiede molta concentrazione e basta scrivere malamente ...
mercoledì 31 dicembre 2014
Il concetto del continuum
Di seguito un breve passaggio di una sua intervista dal blog Havingbreakfastonpluto. Con la pena nel cuore, grazie Jean Liedloff."Durante i due anni e mezzo che ho trascorso vivendo insieme agli Indiani dell'età della pietra nella giungla Sudamericana (non tutti in una volta sola ma in 5 spedizioni separate con un sacco di tempo fra di loro per riflettere), ho incominciato a capire che la natura umana non è quella che crescendo abbiamo imparato a conoscere.
I bambini nella tribù Yequana non solo non avevano bisogno di tranquillità e silenzio per dormire ma dormivano serenamente quandunque fossero stanchi mentre uomini, donne o bambini "addetti" a trasportarli in braccio danzavano, correvano, camminavano, urlavano o remavano sulle loro canoe.
I bambini un po' più grandi giocavano tranquillamente senza discutere o litigare e obbedivano alle persone adulte prontamente e volentieri.
L'idea di punire un bambino apparentemente non ha mai sfiorato queste persone e allo stesso tempo il loro comportamento non poteva dirsi esattamente permissivo. Nessun bambino si sarebbe sognato di essere sconveniente, di interrompere o di venire aspettato da un adulto.
Intorno ai quattro anni i bambini contribuivano alla forza lavoro della famiglia più di quanto costassero alle altre.
I bambini portati in braccio non piangevano quasi mai e, cosa ancora più affascinante, non roteavano le braccia, scalciavano, inarcavano la schiena o flettevano mani e piedi. Sedevano calmi nelle loro fasce (si tratta di fasce portabebè un po' più rudimentali di quelle che siamo abituati a vedere ma con lo stesso utilizzo- ndt) o dormivano portati sul fianco di qualcuno sfatando il mito che i bambini devono fare esercizio.
Durante i primi mesi in cui cominciavano a gattonare e a camminare non aspettavano che qualcuno andasse da loro ma al contrario erano loro ad andare dai genitori per farsi rassicurare prima di ripartire per le loro esplorazioni. Senza supervisione anche i più piccoli raramente si facevano male.
E' la loro "natura umana" diversa dalla nostra? Qualcuno immagina di sì ma c'è, ovviamente, una sola specie umana.
Che cosa possiamo imparare dagli Yequana?
Intanto possiamo provare a capire interamente l'importanza formativa della fase del "in-braccio". Comincia alla nascita e finisce quando il bambino comincia a gattonare ed e' in grado di allontanarsi e tornare dalla persona che si prende cura di lui. Il bambino e' a contatto con un genitore o un fratello più grande 24 ore su 24.
Inizialmente mi limitai ad osservare che l'esperienza di tenere i bambini in braccio aveva un effetto estremamente salutare sui bambini e questi non erano affatto "difficili" da gestire. I loro corpi erano adattabili ad ogni posizione comoda per coloro che li portavano - alcuni di loro "appendevano" i bambini alla schiena tenendoli per i polsi. Non intendo raccomandare questa posizione ma semplicemente evidenziare che cosa possa essere confortevole per il bambino. In contrasto con questo c'e' il disperato disagio dei bambini attentamente adagiati nelle loro culle o carrozzine, le coperte teneramente rimboccate e lasciati lì, rigidi, con il desiderio di avere accanto un essere vivente, un corpo, il corpo appartenente a qualcuno che "creda" al loro pianto e dia loro sollievo accogliendoli tra le braccia.
Dove sta la nostra incompetenza?
Fin da bambini ci viene insegnato a non credere nei nostri istinti. Ci viene detto che genitori e insegnanti ne sanno di più e che quando i nostri sentimenti cozzano con le loro idee allora le nostre sensazioni devono essere sbagliate. Condizionati nel non fidarci o non credere nei nostri sentimenti ci convinciamo facilmente a non credere al bambino i cui pianti ci chiedono "Dovresti tenermi in braccio" "Dovrei stare accanto a te" "Non lasciarmi". Invece ignoriamo i nostri stinti e ci conformiamo ai dictat dei vari "esperti" dell'infanzia.
La perdita di fede nelle nostre capacità innate ci fa correre da un libro ad un altro a mano a mano che ogni consiglio fallisce. E' importante capire chi siano i veri esperti. Il secondo più grande esperto di bambini è dentro di noi così come e' dentro ogni specie vivente che per definizione DEVE sapere come prendersi cura dei propri cuccioli. Il più grande esperto di tutti è, ovviamente, il bambino "programmato" da milioni di anni di evoluzione a segnalare con suoni e gesti quando le cure che gli vengono date non vanno bene.
L'evoluzione e' un processo migliorativo che ha affinato i nostri comportamenti innati con meravigliosa precisione. I segnali del bambino, la comprensione dei suoi segnali da parte di chi si prende cura di lui, l'impulso di obbedire a detti segnali - sono tutte cose che fanno parte del comportamento innato della nostra specie.
L'intelletto presuntuoso si e' dimostrato mal equipaggiato nell'indovinare i bisogni naturali dei piccoli umani. La domanda e' spesso: "dovrei prendere in braccio il piccolo quando piange? O dovrei lasciarlo piangere un poco prima? O dovrei lasciarlo piangere così che capisca chi e' il boss e non diventi un piccolo "tiranno"?
Nessun bambino sarebbe d'accordo con queste imposizioni. All'unanimità ci fanno chiaramente capire che non dovrebbero essere messi giù del tutto. Purtroppo siccome questa opzione non ha incontrato il consenso dell'Occidente contemporaneo e civilizzato le relazioni tra bambini e genitori sono rimaste fermamente "ostili".
Il gioco consiste nel capire come far dormire il bambino nella culla, se il pianto del bambino andasse contrastato non e' stato preso in considerazione.
Anche se diversi libri hanno affrontato l'argomento dell'avere i bambini nel lettone il principio di base non e' stato affrontato: agire contro la natura della specie fa si che il benessere venga inevitabilmente perso. Una volta compreso e accettato il principio di rispettare le nostre innate aspettative saremo in grado di capire precisamente quali siano queste aspettative- in altre parole, che cosa l'evoluzione ci abbia abituati a sentire.
Laura Castellarin"
lunedì 29 dicembre 2014
martedì 9 luglio 2013
Vi segnalo un bell'articolo di Valore Alimentare "alimentazione in gravidanza:infografica",buona lettura a tutte!
sabato 2 marzo 2013
lunedì 10 dicembre 2012
Mercatino di Natale e cuscini con noccioli di ciliegia
mercoledì 21 novembre 2012
Nutella Vegan
NUTELLA VEGAN fatta in casa, facilissima e super buona :D
150g di cioccolato fondente
90g di nocciole
120g di zucchero di canna
1 cucchiaio di olio di semi di girasole
1/2 bicchiere scarso di latte di soia
Metti la cioccolata fondente a bagnomaria; nel frattempo frulla molto finemente le nocciole e lo zucchero. Scalda appena appena il latte di soia con l'olio e aggiungilo al cioccolato quando si sarà sciolto completamente.
Tenendo sempre il composto a bagnomaria, aggiungi poco alla volta la polverina di zucchero e nocciole che hai ottenuto precedentemente e continua a mescolare fino a quando il tutto non sarà completamente omogeneo.
Togli il composto dal fuoco e non preoccuparti se sarà molto liquido: dovrai lasciarlo raffreddare (mescolando ogni tanto) e dopo un'ora si addenserà.
Travasa il tutto in un vasetto di vetro ed ecco la tua nutella Vegan!
PS:Conservala ben chiusa e in frigo per non più di 15-20 giorni
giovedì 25 ottobre 2012
Noccioli di ciliegie e lavanda
martedì 25 settembre 2012
Piccola doula cresce...
Ecco una sequenza di disegni fatti da Mimma, in modo spontaneo e in ordine di tempo,sulla gravidanza...
nascita...
allattamento...
Da notare che la mamma gatta sorride,è felice.La cosa che a me a colpito molto è l'ultimo disegno in cui la mamma gatta,un po sofferente, chiede al cucciolo di ciucciare il latte perché le fa male il seno!Voglio precisare che non ho guidato minimamente Mimma nella realizzazione di questi disegni,inoltre queste conoscenze le ha ottenute osservando le mamme e tramite domande specifiche che mi ha fatto.Nonostante ci sia stato chi ha contestato il modo di disegnare di mia figlia, io lo trovo meraviglioso,spontaneo,sereno e pieno di conoscenza di vita!anche questa è la nostra homeschooling...
lunedì 3 settembre 2012
Todo cambia-Mercedes Sosa
Todo Cambia
Cambia lo superficial
cambia también lo profundo
cambia el modo de pensar
cambia todo en este mundo
Cambia el clima con los años
cambia el pastor su rebaño
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño
Cambia el mas fino brillante
de mano en mano su brillo
cambia el nido el pajarillo
cambia el sentir un amante
Cambia el rumbo el caminante
aunque esto le cause daño
y así como todo cambia
que yo cambie no extraño
Cambia todo cambia
Cambia todo cambia
Cambia todo cambia
Cambia todo cambia
Cambia el sol en su carrera
cuando la noche subsiste
cambia la planta y se viste
de verde en la primavera
Cambia el pelaje la fiera
Cambia el cabello el anciano
y así como todo cambia
que yo cambie no es extraño
Pero no cambia mi amor
por mas lejos que me encuentre
ni el recuerdo ni el dolor
de mi pueblo y de mi gente
Lo que cambió ayer
tendrá que cambiar mañana
así como cambio yo
en esta tierra lejana
Cambia todo cambia
Cambia todo cambia
Cambia todo cambia
Cambia todo cambia
Pero no cambia mi amor.
lunedì 30 luglio 2012
Ti serve una doula?
SE PENSI DI AVER BISOGNO,TU E LA TUA FAMIGLIA, DI UN AIUTO PRATICO ED EMOTIVO DURANTE LA TUA GRAVIDANZA,IL PARTO E IL DOPO-PARTO ALLORA PUOI PENSARE DI REGALARTI,O FARTI REGALARE,UNA DOULA!
venerdì 6 luglio 2012
domenica 1 luglio 2012
lunedì 25 giugno 2012
Divertirsi a fare
Mi rendo conto che è un bel po che non aggiorno il blog sulle nostre attività così mi sono presa un'attimo per postare qualche foto per raccontarvi alcune cose di noi...
Mimma si diverte a sfogliare il libro degli animali di suo fratello facendo mille domande e confrontando le immagini che trova con i suoi animali di plastica...
Acquerello e "allenamento" a scrivere le lettere,mimma ha cominciato già da un po ad interessarsi a scrivere e ha imparato tutte le lettere che riguardano i nomi di tutta la sua famiglia...
Mimma fa la cuoca,con successo direi,qui prepara le verdure per il soffritto per il ragù,ma ha fatto anche la pizza dall'impasto alla farcitura!
Qui una cosa simpatica che abbiamo fatto in nome del riciclo.Avevo messo sempre da parte i rimasugli di saponette,raggiunta una quantità accettabile li abbiamo messi a bagno maria per un bel po finchè non si sono sciolti(consiglio di triturarli prima)poi li abbiamo messi negli stampi aggiungendo della lavanda profumata,fatti raffreddare in frigo e alcuni li abbiamo confezionati e regalati.
Abbiamo colto l'iperico per fare l'oleolito,vogliamo cogliere la camomilla e fare un sacco di altre cose,anche andare in giro con la tenda a vedere posti e gente interessante,l'importante è divertirsi e magari imparare qualcosa di nuovo da ciò che ci circonda,spero di aggiornarvi presto.Buona settimana a tutti!
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giovedì 21 giugno 2012
Il pensiero degli elfi sull'educazione dei bambini
IL PENSIERO SULL'ISTRUZIONE DEI BAMBINI DI MARIO CECCHI DEL VILLAGGIO DEGLI ELFI DI PISTOIA:
Come siete organizzati con i bambini: quale educazione, quale comunicazione sociale e quale futuro immaginate per loro?
Bella domanda che merita una risposta altrettanto bella.
Proprio questo è il punto in cui ci misuriamo nel prossimo futuro; è un terreno ancora difficile da sviscerare poiché incontriamo ancora molte difficoltà. Una cosa è la teoria, un’altra la pratica. Sulla teoria siamo abbastanza chiari e consapevoli, nella pratica è difficile coniugare tutte le esigenze e mettersi alla pari con i bambini: ascoltare, rispettare i loro bisogni, mantenere vivo il loro interesse, la loro innata vivacità, la loro curiosità e sete di conoscenza.
Ogni genitore queste cose le sa, ma si scontra con le esigenze della vita quotidiana, con il lavoro nell’orto, gli animali, la preparazione dei pasti etc. Ogni giorno, ogni ora ci sono molte cose da fare: relazionarsi tra adulti, visitatori, spettacoli, cerimonie, incontri… Insomma la vita non è assolutamente monotona. Ma i figli in tutto questo cosa c’entrano, non l’hanno mica chiesto loro. Quali sono le loro esigenze? Allora partiamo da lì: capire quello che ci stanno chiedendo.
I° segreto della relazione: l’ascolto, la nostra disponibilità. Quando c’è questo il bambino non fa i capricci, non piange per attirare l’attenzione, non si ribella, è contento.
II° segreto: segue il tuo esempio. Se dici una cosa poi ne fai un’altra, non capisce o, perlomeno capisce così. Non c’è identità tra quello che uno dice e poi fa, c’è schizofrenia. Questo succede tante volte ed è difficile ammetterlo, giustificare e dare spiegazioni.
III° segreto: non sentirsi in colpa, non abbassare la propria autostima. Sì, è vero, se ho sbagliato l’ho fatto per rabbia, per errore, per distrazione, per… E’ sempre un motivo che il bambino può capire, che fa parte della relazione tra umani, dell’intimità, della solidarietà, della complicità, della sincerità. Lui queste cose le ha ben chiare e le accetta. Ammettere il proprio errore è un atto di umiltà che lo fa sentire importante.
IV° segreto: manifestarsi per quello che si è, in modo autentico e naturale. Non atteggiarsi e non modificare la propria voce perché si è in presenza di un bambino. E’ una persona come noi, capace in tutti i sensi, più sviluppato nell’introspezione, nel percepire interiormente al di là delle parole e dei gesti; capisce qual è il tuo reale sentimento, se condividi, accetti o se fai il contrario, capisce il tuo animo. Non fingere perché gli insegni a non essere vero, gli insegni la falsità.
V° segreto: l’umiltà, lo spazio per il dubbio. Non dire sempre è così o si fa così, senza ombra di dubbio, con una determinazione e risolutezza che non ammette repliche. Riceve come messaggio la presunzione, l’arroganza, l’intolleranza verso la diversità. Il mondo non è unipolare, è multiforme, multicolore, è un arcobaleno di ideali, ognuno possiede una parte di verità, bisogna imparare ad accettare e a rispettare anche quella degli altri.
VI° segreto: non pretendere che egli diventi come te, come tu vorresti, che abbracci quella filosofia, quella religione, quella tendenza. Egli è se stesso e sa cosa scegliere. Se cerchi di influenzarlo lo spingi verso l’opposto di quel che vorresti, gli neghi o metti in dubbio la sua capacità-dignità. Devi dargli informazioni nel modo più neutro possibile, lasciarlo libero di scegliere.
Allora, organizzarsi per “educarli” a modo nostro in base a questi principi, non richiede l’ufficializzazione del momento scuola, né l’intervento della supposta autorità, il maestro che si accolla tale incarico. Ogni momento è valido ed è nel rapporto quotidiano con la vita, con l’esperienza, con gli adulti, con gli altri bambini. E’ creare opportunità per l’apprendimento, è farlo crescere sano e felice in un ambiente che riflette queste condizioni, è fargli vivere relazione umane, affettive degne di questo nome, è volergli bene come si è capaci di fare, spontaneamente, ma anche restando critici verso se stessi.
Educare il bambino significa in primo luogo educare se stessi, i genitori. Egli assorbe ogni parola, ogni gesto, ogni silenzio, ti mette alla prova, ti stimola fino a farti perdere la calma, vuol provare i tuoi limiti. A volte ti senti impotente, incapace, non hai l’energia, non ce la fai. Sono tutte prove che ognuno deve attraversare per affermare che: “adesso so come comportarmi, ho capito il suo messaggio, sono pronto al dialogo senza perdere la calma”, riconoscendo il suo bisogno di affetto, tenerezza, e intimità, di un suo spazio nella relazione dove entrare dolcemente, per sentire la sua gioia. Penso che tutto questo sia la cosa più incoraggiante per un genitore, di simili momenti dovrebbe essere piena la vita, di questo cibo ci dovremmo nutrire ogni giorno, noi e i bambini.
Poi viene l’istruzione, imparare a leggere e scrivere, la matematica, la storia, la geografia, l’arte, la musica… Non sono cose morte che gli devono entrare per forza in testa, non richiedono l’imposizione coercitiva, di essere rinchiusi dentro quattro mura scolastiche, non sono soltanto un dovere. Bisogna comprendere che si possono trasformare, che possono essere gradevoli come un gioco, tutto dipende dal modo in cui le poniamo.
Avere la capacità di renderle vive ed attuali, coniugandole con la vita reale, la praticità di tutti i giorni. Così si impara a contare i semi, la distanza tra una fila e l’altra, ad aggiungere o togliere, a moltiplicare; si imparano le figure geometriche: il quadrato, la forma del campo, il lato, il perimetro etc. Si impara che un popolo, una nazione ha una storia, che esistono diversi popoli, che tutti ci cibiamo dei frutti della terra … Partendo da semplici cose si arriva ai grandi concetti, per diletto non per dovere. Se si è costretti ad imparare si dimentica subito o si nutre una parte sola del nostro essere, il cervello. L’esperienza rimane relegata ad un ambito teorico. Noi non facciamo scuola da tal ora a tal ora, facciamo scuola sempre, da quando il bambino è nato a quando si confronta con l’istituzione scuola-società-lavoro fino a raggiungere l’autosufficienza sia materiale che psicologica. Ogni tanto capita di formalizzare il momento scuola, di sedere intorno ad un tavolo per scrivere, disegnare, fare i laboratori d’arte, cartapesta, argilla… Ma lo si fa senza interrompere la vita quotidiana. Cerchiamo di dare loro le nostre conoscenze, ciò che ognuno di noi conosce meglio ed è in grado di trasmettere. Tutta la comunità è coinvolta, siamo padri e madri di tutti i bambini, la loro crescita e l’armonia dipendono da tutti. Se un padre o una madre sono stressati faranno ricadere anche sugli altri il loro umore ed allora il problema diventa di tutti. Comprendere queste cose e trovare gli strumenti per relazionarsi fa parte della crescita del gruppo, forgia la comunità, unisce nello spirito. I problemi materiali diventano secondari e si risolvono certamente se si riescono a risolvere quelli relazionali.
E’ lì che la comune si evolve, cresce, sperimenta, non c’è altro modo, poiché le dinamiche sono interpersonali, ed è importante la specificità di ognuno. Come il bambino, anche l’adulto ha la sua esperienza, il suo vissuto (…) per potercisi relazionare profondamente va accettato com’è per poi trasformare insieme quel che c’è di contorto, se possibile, piano, piano.
Quindi, ognuno di noi applica il proprio metodo, insegna quel che gli piace sapendo che gli altri hanno fiducia in lui-lei, ma sono anche vigili nello stesso tempo affinché non si infliggano al bambino punizioni che non si merita. Spesso il bambino non fa altro che dimostrare il suo disappunto quando non viene ascoltato e non viene preso in considerazione. Bisogna stare attenti a non scaricare su di lui il nostro stato d’animo, il nervosismo, la rabbia, il malessere di cui lui non ha colpa. In quel caso gli altri interverranno per farci capire la nostra proiezione e si relazioneranno con l’adulto con amore capendo il bambino ferito che c’è in lui, non mortificandolo a sua volta com’era stato da parte dei suoi genitori, o dalla maestra o autorità.
Quindi, la scuola è la vita, fa parte del processo di crescita, di presa di coscienza del rapporto non solo tra l’adulto e il bambino, ma tra l’individuo e l’intera società, da cui poi dipenderà il comportamento dell’individuo futuro (…). Abbiamo l’intelletto per questo, non per divorare gli altri, diventare aguzzini, carnefici o vittime impotenti. Per cui, se siamo concentrati sulla crescita equilibrata di mente-corpo-psiche e spirito, non avremo (e non avranno i nostri figli) paura di affrontare la società, non avremo (avranno) paura di affrontare il futuro perché saremo (saranno) coscienti delle nostre (loro) azioni (…).
Quale futuro per i nostri figli? Quello che loro vorranno. Sapranno farsi valere nella vita. Molta strada l’abbiamo già percorsa assieme, la nostra aspirazione è che vadano oltre. Un genitore può solo accompagnare il figlio fino a che lui non è sicuro di se stesso, poi lo deve lasciare andare per la sua strada. Deve sperimentare, deve sbagliare per poi capire e correggersi. Più cerchi di influenzarlo, più lui farà l’opposto di quel che desideri. Va lasciato libero di percorrere la sua strada, qualunque essa sia – bisogna accettarla.
Dudu, uno dei nostri figli, un giorno ci ha detto: “Voi ci avete insegnato l’amore, noi ce lo portiamo con noi ovunque andiamo”. Penso sia la cosa più bella che un genitore può sentirsi dire da un figlio.
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